domenica 18 gennaio 2015

Legge elettorale, Endrizzi (M5S): "Calpestata ogni forma di democrazia"

«GLI ITALIANI SI SONO ARRICCHITI».




Giovanni Endrizzi - Portavoce Cinque Stelle Senato
RENZI SPARLA, VESPA DIFFONDE: «GLI ITALIANI SI SONO ARRICCHITI»... LA BUGIA SVELATA IN 7 RIGHE
Alla fine 2013 la ricchezza MEDIA era 356.000 euro a famiglia.
Una flessione pari a -1,4% per il DEPREZZAMENTO DELLE CASE (-5,1 %) solo in parte compensata da un aumento delle attività finanziarie e da una riduzione delle passività.
CHE SIGNIFICA?
Che la principale forma di risparmio delle famiglie meno abbienti, la casa di proprietà, magari acquistata con sacrifici per pagare il mutuo, è crollata in valore, mentre quella tipica delle fasce alte (gli investimenti in borsa, i titoli di stato ecc.) si è elevata.
Perciò, se guardi solo i conti in banca dai l'illusione di un finto progresso. Ed in effetti, con le politiche "giuste" lo stacco tra poveri e ricchi si è dilatato e diversi "amici del quartierino" si sono arricchiti sulla crisi...Come si dice in Veneto: "Schèi fa schèi, merda fa merda".
Ed è già doloroso sentirlo sulla propria pelle, per non tollerare che un presidente del Consiglio venga a costruirci sopra delle favole. Facendoci credere che se qualcuno mangia un pollo e tu resti digiuno, nel complesso il Paese ha la pancia piena.

Facciamo il punto sulla legge elettorale


Facciamo il punto sulla legge elettorale.
La "schiforma" elettorale di Renzi, Berlusconi e Napolitano è un ATTO EVERSIVO. Un artificio che mira a modificare l'assetto istituzionale del nostro Paese, introducendo un premierato di fatto (l'elezione diretta del premier).
Vogliono il "sindaco d'Italia". Il superpremier, l'uomo solo al comando, al quale conferire pieni poteri. È questo l'obiettivo del disegno di legge, e del combinato disposto con la riforma del Titolo V. Ma la nostra Costituzione non prevede uomini soli al comando. È nata proprio per impedire l'insorgere di altre dittature. E poiché sanno di non poter modificare in tal senso la Carta, tentano di arrivarci per altre vie, modificando la legge elettorale.
Stiamo assistendo ad un atto eversivo. La vera ed unica antipolitica eversiva.
Avevano una fretta fottuta di farla arrivare in aula, ricordate?
Ci hanno tenuto in seduta per tutto il giorno e la notte di venerdì 19 dicembre, ad attendere il maxi emendamento alla stabilità, approvato con la fiducia alle 5 del mattino (con commi e pezzi di articoli mancanti, incredibile), pur di incardinare la "riforma" elettorale.
L'hanno fatta arrivare in aula senza relazione. La 1^ Commissione Affari Costituzionali non ha potuto concluderne l'iter. Ce lo hanno impedito. Letteralmente scippata. Perciò non è stato possibile individuare un relatore.
Una corsa folle, contro il tempo, per consentire a Renzi di annunciarla su Twitter e darla in pasto all'informazione serva e addomesticata nell'ultimo weekend "mediatico" dell'anno. Quasi fosse un prodotto commerciale, svenduto ai cittadini come l'ennesima "impresa" renziana.
Poi tutti in vacanza, per le festività natalizie. E pensare che c'erano ancora il lunedì e il martedì (almeno) per iniziare la discussione.
Bene.
Alle 20 di martedì scorso scadevano i termini per la presentazione degli emendamenti (modifiche al testo). All'ultimo secondo, vengono presentati 4 maxi-emendamenti a firma dei capigruppo di Pd, Ncd, Forza italia.
È l'atteso colpo di mano della maggioranza, che riscrive il disegno di legge sotto dettatura di Renzi e Berlusconi, annientando il dibattito in aula.
Da subito abbiamo chiesto venisse concesso al Parlamento ancora un po' di tempo per intervenire. Il presidente Grasso, ad uffici ormai chiusi, ha pensato bene di fissare per le 23 della sera stessa il termine ultimo per sub-emendare (modificare le modifiche).
Qualche senatore lo ha saputo soltanto il giorno dopo.
Avevano una fretta fottuta.
Ma giovedì si è registrata una raffica di defezioni. Senatori in massa hanno ritirato i loro interventi, rinunciando a presentare i propri emendamenti. Uno spettacolo infame, indegno, indecoroso per la dignità dell'aula, e per il popolo italiano. Uno schifo immondo. Si sono tagliati le lingue pur di scappare.
Tutti a casa già da giovedì, a godersi il weekend.
A quest'ora potevamo essere in aula. Venerdì, sabato e anche oggi, domenica.
Potevamo proseguire la discussione sulla legge elettorale. Il provvedimento più importante, quello che disciplina il diritto di voto dei cittadini, il diritto ad essere rappresentati, il diritto a far parte delle Istituzioni.
Potevamo confrontarci ancora, democraticamente.
Potevamo arrabbiarci.
Potevamo condividere idee, criticarle, appoggiarle.
Potevamo convincerci, o dissuaderci.
Invece no.
Meglio scappare e godersi il weekend a casa.
Siete mercenari miseri e randagi.
Per voi provo solo ribrezzo.

domenica 4 gennaio 2015

L'alleanza con Bersani? La verità è

Un po' di verità!!!

70.297 visualizzazioni
Sechi, con la Gruber compiacente, afferma che «Grillo non ha mai voluto fare il governo con Bersani». 
Marco Travaglio replica «Bersani non ha mai detto a Grillo facciamo un governo insieme. Bersani alla festa dell’Unità ha detto “Io non volevo fare il governo con Grillo. Non sono mica Matto! Io volevo fare il mio governo monocolore di minoranza e volevo che i 5Stelle mi dissero i voti”... Tu puoi chiedere a un partito che ha preso i tuoi stessi voti: “Io ci metto i ministri, io ci metto il programma, io faccio il premier. E tu mi dai i voti?”... Voleva fare un governo di minoranza con i 5Stelle che uscivano dal Senato per far passare il suo governo, questo l’ha detto Bersani alla festa dell’Unità!» aggiunge «Se Bersani voleva fare un governo con un partito che aveva i suoi stessi voti, doveva dire “Il Premier non lo posso fare, né io e né uno dei 5Stelle, lo puo’ fare uno che ci metta insieme. L’occasione si è verificata con il Presidente della Repubblica. Bastava che il Pd votasse Rodotà e immediatamente dopo sarebbe nato quel Governo...» «Le cose sono andate esattamente così, l’importante e non raccontare BALLE!»

venerdì 2 gennaio 2015

L'Italia di Marco Travaglio



Andante con ritmo
di Marco Travaglio
Il Fatto Quotidiano del 02 Gennaio 2015

L’Italia è il Paese europeo col maggior numero di leggi e col più alto tasso di illegalità. È prima in Europa, nel G7 e nell’intero Occidente per corruzione percepita, al 69° posto fra le nazioni più virtuose (fonte Transparency International). La corruzione si mangia il 40% di ogni grande opera: solo l’alta velocità ferroviaria costa da noi una media di 61 milioni a km contro i 10,2 della Parigi-Lione, i 9,8 della Madrid-Siviglia e i 9,3 della Tokyo-Osaka (Commissione Ue). Abbiamo i cantieri più lenti d’Europa, con tempi allungati di un terzo negli ultimi cinque anni (Dps-Uver): ogni opera sopra i 100 milioni dura in media 14 anni.
La nostra evasione fiscale è la più alta d’Europa (la terza nel mondo, subito dopo Turchia e Messico), come pure la pressione fiscale (44%, la quarta dell’Eurozona, la prima per il suo aumento in base al Pil nell’ultimo decennio: nel 2002 era al 40,5). Ogni italiano evade in media 38 euro ogni 100: merito dei 10-11 milioni di evasori su 40 milioni di contribuenti, per almeno 180 miliardi sottratti ogni anno al fisco (Ocse-Corte dei conti). Un italiano su due dichiara meno di 15 mila euro, il 50% dell’Irpef la paga il 10% dei contribuenti e gli imprenditori risultano più poveri dei loro dipendenti. Il 40% delle imposte evase in tutt’Europa è made in Italy. Primato mondiale per il sommerso: l’economia in nero è il 21% di quella legale, 340 miliardi l’anno.
Ma niente paura: secondo l’Institut de criminologie et de droit penal, nel 2011 avevamo appena 156 detenuti per crimini economici e fiscali, contro gli 8.601 della Germania (55 volte in più): la media europea è 10 volte la nostra, col 4,1% di colletti bianchi in galera contro lo 0,4 dei nostri. Che sono 1/6 degli olandesi, 1/10 degli svedesi, inglesi e norvegesi, 1/11 dei finlandesi, 1/15 degli spagnoli, 1/22 dei turchi. E ci umiliano persino i paradisi fiscali di Montecarlo (23%) e Liechtenstein (38,6%).
Abbiamo servizi fra i più scadenti, ma siamo secondi in Europa per i rincari delle bollette: +19,1% nel 2014 (+324 pro capite). Ci batte solo la Spagna, ma l’anno prossimo vinciamo noi (la Cgia di Mestre prevede aumenti di acqua, trasporti, sanità e rifiuti per 677 euro a testa). Nei costi dei conti correnti bancari non ci supera nessuno: 350 euro l’anno contro i 114 della media dell’Unione europea.
Illegale il Paese, illegale lo Stato: l’Italia è prima in Europa per procedure d’infrazione Ue (ben 99), multe per trasposizione tardiva delle norme europee (36), reclami all’Ue di cittadini italiani contro il loro Stato (438) e frodi comunitarie. Siamo invece ultimi per aumento di turisti stranieri: cresciuti in tutta Europa (persino in Grecia e Lettonia), da noi sono calati dello 0,5% (-4,6 calcolando anche il crollo del turismo nazionale): il tutto, con il maggior patrimonio artistico e culturale del mondo.
Siamo ben piazzati anche sull’economia. In 20 anni abbiamo perso rispetto alla Germania 14 punti di Pil, che nel 2014 è sceso dello 0,4% (il Def di Renzi prevedeva un +0,8). Il debito pubblico, sotto il governo Renzi, è cresciuto di 80 miliardi in 10 mesi toccando i 2.140 miliardi (131,6% del Pil). Il deficit (che doveva scendere, nelle previsioni del premier, al 2,3%), è salito al 2,9. La produzione industriale è precipitata dell’1,2%. Intanto abbiamo smarrito altri 600 mila posti di lavoro: la disoccupazione, che Renzi aveva preso al 12,7%, ora è al 13,2 (quella giovanile è balzata dal 42,3 al 43,3). E meno male che siamo il paese più vecchio dell’Ocse (l’unico con più di un abitante su cinque over 65 e meno di uno su quattro under 25), col secondo peggior tasso di natalità d’Europa (8,5 bambini su mille abitanti, secondi solo al Portogallo) e con le peggiori politiche per le famiglie e le giovani coppie: sennò saremmo ancor più rovinati. Fortuna poi che molti giovani se ne vanno: 94.126 espatri solo nel 2013 (+ 28%).
Ma non è che chi lavora se la passi granché meglio: coi salari fra i più bassi d’Europa, un occupato italiano è più povero di un disoccupato tedesco (in Germania il sussidio ai senzalavoro con famiglia supera i 1.600 euro: il salario di gran parte dei nostri lavoratori).
Avendo astutamente rinunciato alla banda larga, una famiglia su tre al Nord e una su due al Centro-Sud non ha ancora accesso a Internet: la nostra velocità media di navigazione è di 5 megabit contro gli 8 della Germania e i 12 dell’Olanda. Il che ci pone al 36° posto nell’Ict Developement Index su dotazioni e competenze digitali, dietro a Emirati, Qatar e Barbados. Quanto a velocità di download domestica, con 8,51 megabyte scaricabili al secondo siamo ultimi nel G8 (penultimo il Canada con 23,09) e nell’Ocse, penultimi in Europa: nel 2010 eravamo al 70° posto al mondo, ora siamo al 98°, tallonati dal Kenya. Peggio ancora la rapidità di upload: in cinque anni siamo precipitati dall’86° al 157° posto.
Per non farci mancare nulla, siamo anche primi in classifica per ignoranza e disinformazione (Ignorance Index), su 14 paesi testati da Ipsos. Ma pure 64esimi al mondo per libertà d’informazione secondo Freedom House e 49esimi secondo Reporters Sans Frontières. E ultimi nell’Ocse per spesa nella scuola e nella ricerca in rapporto al Pil: solo un ricercatore precario su 100 viene stabilizzato. Per investimenti esteri siamo al 56° posto nel mondo e al 18° in Europa. Per competitività, 49esimi nell’Ocse. Per risolvere una lite commerciale, impieghiamo 1.185 giorni, il triplo dei grandi paesi europei. Nel ramo giustizia, a fronte della magistratura più produttiva d’Europa, abbiamo così tanti processi (5,2 pendenti e 4 milioni nuovi ogni anno nel civile, 3,4 pendenti e 3 nuovi nel penale) che durano in eterno. Le politiche di austerità, oltre a non risolvere nessuno dei guai sventolati per giustificarle, hanno aumentato diseguaglianze e ingiustizie sociali, raddoppiando il numero dei poveri: il 12,4% della popolazione (nel 2007 erano il 6,8). Intanto siamo affondati al 24° posto dell’Ue per capacità d’inclusione nella vita sociale e lavorativa: solo Ungheria, Bulgaria e Grecia stanno peggio. E al penultimo per giustizia intergenerazionale. Però siamo primi per la quota di “Neet”, cioè di giovani che non lavorano e non studiano (Fondazione Bertelsman).
L’ultimo rapporto dell’Ufficio Studi Confartigianato colloca l’Italia sotto la media europea in ben 42 indicatori economici e sociali su 50: oltre a quelli già detti, primeggiamo in peggio per tasso di abbandono scolastico, efficienza della spesa pubblica, costi dell’energia, tempi di procedure import-export, rapporti telematici con la PA, e così via. Il che produce un altro record: un tasso di pessimismo unico in Europa, con appena il 15% dei genitori che pronostica per i figli una vita migliore della propria.
Dall’alto di questo medagliere olimpico, non possiamo che guardare con rinnovata fiducia al futuro e con profonda gratitudine a chi ci ha così ben governati, a cominciare dai vari premier e dal più longevo presidente della Repubblica, che ora purtroppo ci lascia dopo appena nove anni. Grazie a tutti per averci salvati dal baratro, alla faccia dei gufi e dei rosiconi. Avanti così, mi raccomando.Ma con più ritmo.

https://www.facebook.com/MarcoTravaglioNews/posts/1596571970565814:0

Una buona notizia per il 2015

https://www.facebook.com/luigidimaio/posts/784149024954979

giovedì 1 gennaio 2015

Beppe Grillo messaggio di fine anno 2014

Pc usati gratuiti tramite bando nazionale

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato un bando di gara nazionale telematica per assegnare PC fissi, portatili e server funzionanti ma non più in uso negli uffici del Fisco, messi a disposizione gratuitamente per scuole statali e paritarie, enti pubblici e no-profit anche privati, organismi di protezione civile.
L’iniziativa prevede l’assegnazione dei Computer in lotti da 5, secondo la disponibilità, all’ente che figurerà primo nella graduatoria (tenuta aperta per un anno) purché la sede sia nella stessa Regione dell’ufficio fiscale che cede l’apparecchiatura e solo se, fino a quel momento, non ha ricevuto altri PC con il medesimo bando.
Per partecipare alla gara è necessario inviare la richiesta tramite posta elettronica certificata (PEC) all’indirizzo cessionigratuite@pec.agenziaentrate.it entro le ore 12 del 27 febbraio 2015. Per stilare la domanda occorre utilizzare l’applicazione Phoenice (le richieste devono avere come oggetto il codice AE2015 e contenere in allegato il file phoenice.xml).
La graduatoria sarà formata dando la priorità alle scuole statali, seguite dalle PA e dagli altri enti pubblici e privati, dalle scuole paritarie, dagli organismi di volontariato di protezione civile, dagli enti no-profit ( associazioni, fondazioni e altre istituzioni pubbliche o private). Se ci saranno parità di condizioni, si ordinerà l’elenco con sorteggio sulla base delle estrazione del Lotto del 28 febbraio.
Maggiori informazioni sull’iniziativa possono essere richieste via email (entrate.ae2015@agenziaentrate.it) entro il 25 febbraio 2015.

Videosorveglianza cimiteri 2014>2018

MEGLIO TARDI CHE MAI, questo detto è sempre valido caro sindaco. Non so se qualcuno si ricorda che il 28 aprile del 2014, oltre 4 anni ...