lunedì 27 maggio 2013

PENSIERI a 5 STELLE

dal blog di Beppe Grillo



"Buongiorno onorevole, buongiorno senatore..." mi sento dire ogni giorno quando arrivo al lavoro. Ancora adesso, a volte, dopo quasi tre mesi mi giro indietro, magari il saluto è rivolto a qualcun altro. No, sono io l'onorevole, il senatore. Ormai ci ho fatto l'abitudine, saluto, sorrido e vado avanti. Per i palazzi dove siamo entrati, Montecitorio e Palazzo Madama, in tanti, tantissimi, siamo quelli nuovi, i "grillini", i ragazzini, "dilettanti allo sbaraglio senza proposte" ( Marina Berlusconi e his father dixit), quelli su cui fare "scouting" (cit. Bersani).
Mi aspetta la commissione, l'emendamento da studiare con i miei colleghi, l'intervento in aula, il disegno di legge da presentare, l'interpellanza urgente sull'ennesimo disastro. E poi l'incontro con il sindacato, con Confidustria, con gli esodati. I primi a farsi avanti come cavallette sono i giornalisti. La mattina ti sorridono sempre. Prendo fiato e li affronto. Racconto di quello che abbiamo fatto, spiego, mi accaloro, sono felice di vedere che nonostante siamo al 57° posto nella classifica mondiale della Libertà di stampa, ci sono giornalisti che vogliono sapere. Per un attimo mi dimentico che da mesi quasi tutti i giornali non pubblicano una riga sui nostri lavori, ma solo gossip, retroscena, se non vere e proprie falsità. Ormai so che serve a poco parlare con loro. L'indomani del mio, del nostro lavoro, non si parlerà nei loro articoli. Ma guai a snobbarli, sono una delle caste del Palazzo. E nel Palazzo poi ci sono le regole, la burocrazia con cui bisogna fare i conti. A volte ci sentiamo soli. Come quelle persone normali, con vite normali, con sogni normali, che improvvisamente vengono invitate alla feste del Re e devono sottostare ai precetti. Ma questo non è il palazzo del Re, non è la Città proibita, è il Parlamento. Ma visto da dentro, questo Palazzo fa paura. E io, noi, non ci possiamo permettere di avere paura.
"Buongiorno, buongiorno...". E' il refrain che mi avvolge mentre navigo nei corridoi. Sono i miei "colleghi", quelli "eletti" dalle segreterie dei partiti, dalle lobby, dai comitati d'affari, dal gossip televisivo. Mi chiedo, "e noi cosa siamo?". Una setta, burattini nelle mani di Beppe e Gianroberto, semplici comparse a cui sono stati affidati i sogni e la rabbia di milioni di persone? Siamo uomini e donne liberi, quelli che sentono ancora il profumo della vita, quelli che tengono ancora gli occhi grandi sbarrati quando tutte le mattine vediamo i volti degli intoccabili. Da tre mesi, come ha detto Alessandro Di Battista, vediamo tutte le mattine "la mafia in faccia", quella che non spara, che non ha pallottole ma usa la legge, l'emendamento, il regolamento, l'articolo di giornale o la comparsata in tv per dire ai sudditi, "questo è il nostro paese e ci facciamo quello che vogliamo". Lo fanno da sempre. Ma adesso hanno paura. Sanno che non siamo come loro. Siamo quelli che vigilano, controllano e che sono pronti a votare le buone idee, di chiunque siano. E magari ce ne proponessero una. Ma non ci facciamo prendere in giro. Non ci prendete in giro, questo è un consiglio. Smettetela di raccontarci che l'antiberlusconismo esiste ancora. Non esistono più soldatini blu e soldatini rossi, ora sono tutti grigi: votano le stesse cose, dicono le stesse bugie, e hanno lo stesso odore, quello che si sente nelle camere di obitorio, davanti ai morti.
Questa politica non proporrà una legge elettorale per i cittadini, non abolirà le province, non abolirà il finanziamento pubblico ai partiti e tantomeno ai giornali, non proporrà il reddito di cittadinanza e non investirà sulla scuola pubblica e sulle imprese. Ne parlano, ne blaterano tutti i giorni. Ma sono annunci, solo spot che devono fare. Ne parlano perché nel Palazzo sono entrati i cittadini.
Lo faremo noi, noi, quelli che sono considerati impreparati, ignoranti e stupidi. Noi, con la forza della rete, con la forza delle persone oneste. Faremo più in fretta possibile.
Ci riusciamo, perché non siamo soli. Ma voi non lasciateci soli."

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PENSIERI A 5 STELLE DALLA RETE...il dopo voto...
"Diciamolo chiaramente è stato un flop, anche preventivato e preventivabile ma non in queste dimensioni. In ogni competizione elettorale precedente il risultato nazionale è sempre stato migliore di quello regionale o comunale, ma questo non spiega tutto. E’ evidente che non ci siamo fatti capire, gridare contro la “casta”, con il supporto di Beppe ,e la spinta dei media, è molto più facile che mettere in luce tutte le porcate che quotidianamente il sistema dei partiti, nei territori, mette in atto alle spalle dei cittadini. Penso alla voglia di delegare tutto ,ad enti di secondo livello, lontani da qualsiasi controllo elettivo, alla concessione in via privatistica di tutti quei servizi infungibili quali acqua, rifiuti, trasporti locali ,naturalmente in regime di monopolio. Rendersi credibili all’amministrazione di un territorio, come complessità, lo è ancora di più. Siamo ricchissimi di proposte ma purtroppo non siamo stati bravi a spiegarle, l’elettorato ci ha identificato esclusivamente come protesta In questo momento dovevamo dare anche prospettive. Oggi abbiamo perso una battaglia, ma la guerra è ancora lunga. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?) NOI NEPPURE!"
 
"Sconfitta di chi?Credo che l'unico sconfitto di questa tornata elettorale sia solamente il popolo,il popolo italiano,un popolo che prima piange sulla propria disfatta e poi rincorre coloro che disfatta portarono.Il popolo che prima piange le sue vittime sacrificali e poi con una matita mistifica qualsiasi sia stata una lacrima versata.Un popolo che in passato fu simbolo ed espressione dei più grandi artisti,dei più grandi inventori e delle più grandi civiltà della storia,un popolo che oggi........forse è un popolo di bimbiminchia viziati da questo sistema contorto di clientelismo politico e delle lobbies del Dio denaro,figli del capitalismo più sfrenato.Chi è causa del suo mal pianga sé stesso."
 Pensieri dalla rete(Facebook e Blog)
 
 
 
 

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